Don Milani 50 anni dopo

Un anniversario che ci scuote

“Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto” (dalla Lettera ai giudici di Don Lorenzo Milani del 18 ottobre 1965)

Il 2017 è un anno significativo per i più poveri e gli ultimi. Si avvicina, infatti, il cinquantesimo anniversario della morte di Don Lorenzo Milani, avvenuta il 26 giugno 1967 a Firenze. Ma il sacerdote dei poveri e dell’obiezione di coscienza non smette di provocarci e scuotere le nostre anime anche a distanza di tutti questi anni.

 

I Care scritto a Barbiana da Don MilaniIn ogni sua parola si può cogliere il richiamo ad ognuno di noi, alle nostre responsabilità e al dovere a cui ci troviamo dinanzi. In qualche maniera, e per ognuno in modo diverso, squarcia il velo che circonda le nostre esistenze comode e segnate dalla routine e dalle abitudini quotidiane che si scontrano con la realtà di chi soffre ed è disposto a mettere a repentaglio la propria vita pur di trovare un’alternativa alla certezza della morte.
Che sia a piedi lungo i confini presidiati e fortificati di un’Europa sempre più chiusa in se stessa o in barconi fatiscenti abbandonati alla deriva nel tentativo di raggiungere le coste della salvezza.

 

Don Milani nasce in una famiglia benestante e colta, ma sceglie gli ultimi in modo empatico e naturale, è disposto a fare tutto per loro e fino in fondo. Per questo, la sua figura di educatore è forse l’aspetto principale e davvero grandioso della sua opera.

 

Grazie alla sua Scuola ha reso dignità a tutta una generazione considerata ai margini e per la quale non c’era spazio nei contesti di quella società dove il boom economico contribuiva a creare nuove separazioni e nuovi poveri, e anche qui, il parallelo con la nostra società attuale, nella quale gli emarginati e i poveri aumentano e diventa sempre più difficile sviluppare l’accoglienza e la condivisione tra i popoli.

 

Oggi, rileggendo le sue parole e gli scritti realizzati con i suoi ragazzi, ci si trova davvero spiazzati di fronte all’attualità e all’immediatezza degli argomenti e da come, con semplicità e precisione ci rendano consapevoli di quello che dovremmo fare ogni giorno.

 

La chiesa di Barbiana sede della Scuola di Don Milani

 

Grazie a Don Milani, la responsabilità della scelta personale di ognuno di fronte a questioni etiche e morali non è più demandata ad un’istituzione, allo Stato o ad un’entità astratta o impersonale. La coscienza di ogni persona è chiamata a dare le proprie risposte agli interrogativi che gli vengono posti, evitando la facile scelta di nascondersi dietro l’obbedienza a regole o leggi ingiuste o non a misura d’uomo, facendo ognuno la propria parte secondo le sue possibilità:

 

 

“Ho insegnato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia.” (da Lettera a una professoressa, 1967).

 

Anche Papa Francesco riconosce la grandezza di questo sacerdote innamorato della Chiesa e dei poveri, che non si è mai tirato indietro per il bene dei suoi ragazzi. Infatti, il 20 giugno di quest’anno, il Pontefice si recherà a Barbiana, piccola frazione di Vicchio, in provincia di Firenze, dove Don Lorenzo fu “esiliato” e dove morì, per pregare sulla sua tomba e incontrare quelli che furono i ragazzi della Scuola di Barbiana.

 

Fondazione Don Lorenzo Milani

 

Cartello per Barbiana

 

(Testo e foto di Gianluca Ermanno)

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