Camminiamo Insieme http://camminiamoinsieme.agesci.it Ecco un altro sito Rete Mon, 19 Jun 2017 09:16:30 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.8 103098450 Le Guerre del Silenzio http://camminiamoinsieme.agesci.it/2017/06/19/le-guerre-del-silenzio/ http://camminiamoinsieme.agesci.it/2017/06/19/le-guerre-del-silenzio/#respond Mon, 19 Jun 2017 09:16:30 +0000 http://camminiamoinsieme.agesci.it/?p=3413   Due Facce della Stessa Medaglia Chi siamo Siamo (l’Enogastro) Clan “Anduril” del gruppo scout Ferrara 3, di recente formazione. Per descriverci in tre parole usiamo la nostra Carta di Clan: siamo “cibo, casino e riflessione”. Vi presentiamo il nostro Capitolo approfondendo tre delle più importanti guerre contemporanee; non sappiamo se riusciremo a rispondere a […]

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Due Facce della Stessa Medaglia

Chi siamo

Siamo (l’Enogastro) Clan “Anduril” del gruppo scout Ferrara 3, di recente formazione.
Per descriverci in tre parole usiamo la nostra Carta di Clan: siamo “cibo, casino e riflessione”.

Vi presentiamo il nostro Capitolo approfondendo tre delle più importanti guerre contemporanee; non sappiamo se riusciremo a rispondere a queste domande o suscitarne di nuove, ma proveremo a darvi un’idea di come, nonostante i corsi e ricorsi della storia, l’uomo continui ad autodistruggersi.

 

Rovine di guerra

 

 

  • Che cosa accomuna Guerra e Silenzio?
  • Cosa vuol dire vivere in Corea del Nord?
  • Cosa succede quando le istituzioni falliscono nel loro compito come in Messico e in Ex Jugoslavia?

 

 

 

Un incontro spiazzante

“Cos’è per voi la guerra?”: queste è la domanda con cui Yvette, una ragazza fuggita dal conflitto nella Repubblica Centrafricana, esordisce all’incontro col nostro Clan.
In effetti, noi cosa colleghiamo alla parola “guerra”?
Missili nucleari, proiettili che fendono l’aria, eserciti che si scontrano urlando, grida di madri disperate e di bambini innocenti.
Però, non pensiamo mai alla guerra come qualcosa di silenzioso, che si sviluppa nella quotidianità senza produrre quel clamore e quell’indignazione che dovrebbe suscitare.

silenzio

 

Proprio sul binomio guerra e silenzio abbiamo deciso di camminare come Clan, incentrando il capitolo di quest’anno su tale tema.

 

 

Il nostro capitolo sulle “Guerre del Silenzio”

Forse non tutti sanno che il mondo è tutt’ora afflitto da molteplici conflitti, al punto che sarebbe stato fuori dalla nostra portata trattarli tutti anche solo brevemente. Perciò, abbiamo selezionato tre conflitti tra quelli che più ci facevano porre domande:
– le lotte tra cartelli messicani per il monopolio del narcotraffico (e non solo),
– la feroce dittatura in Corea del Nord
– e il passato, ma non così lontano, conflitto che ha avuto luogo nell’ex Jugoslavia.

 

Guerre del silenzio

 

Ci siamo poi divisi in tre pattuglie, ciascuna delle quali ha scelto una delle guerre sopracitate da approfondire, preparando attività specifiche per tutto il clan.

Nella fase successiva la nostra attenzione si è spostata sul “silenzio” in quanto tale, partendo dalla nostra realtà e da cosa sia per noi il silenzio, spostando l’attenzione poi sulle tre guerre. Questo ha messo in evidenza non solo i diversi aspetti del silenzio nella vita quotidiana, ma anche come esso si presenti in maniera differente in ciascun conflitto.

Nonostante questi approfondimenti, ci siamo resi conto di come fosse difficile per noi immaginare come possa essere vivere in prima persona una guerra. Per questo abbiamo arricchito la nostra esperienza attraverso l’incontro con Yvette, testimone diretta del conflitto per le risorse nella Repubblica Centrafricana. Dopo i suoi racconti, ascoltando, ma forse non riuscendo a comprendere del tutto ciò che ha passato, quello che ci ha colpito di più è stato come non le siano mai mancati il sorriso e la forza di andare avanti, nonostante le tragiche e inimmaginabili esperienze vissute.

 

La nostra proposta

Per far sì che tutto questo non restasse un insieme di vane parole e attività destinate ad essere dimenticate, abbiamo deciso di condividere le nostre piccole esperienze attraverso quest’articolo e i tre che seguiranno.

Il mondo è nelle nostre mani

 

 

Con il nostro lavoro speriamo di riuscire a far crescere nelle coscienze di ognuno un po’ più di consapevoleza su ciò che accade nel mondo intorno a noi, stimolando una riflessione che aiuti a trasformare il silenzio sulle guerre che imperversano in tutto il mondo in un grido di condanna che possa contribuire a fermarle il prima possibile.

 

Buona Strada!

 

Clan “Anduril”  – Ferrara 3

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Lavoro e Ambiente: una riflessione http://camminiamoinsieme.agesci.it/2017/06/08/lavoro-ambiente-riflessione/ http://camminiamoinsieme.agesci.it/2017/06/08/lavoro-ambiente-riflessione/#respond Thu, 08 Jun 2017 10:08:41 +0000 http://camminiamoinsieme.agesci.it/?p=3398 Dal 17 al 19 marzo scorso, si è tenuto a Taranto, nelle vicinanze dell’ILVA, il laboratorio su “Lavoro e Ambiente” organizzato dalla Pattuglia regionale R/S della Puglia. Il tema del lavoro è stato legato a quello ambientale per permettere ai ragazzi  di contestualizzare la loro esperienza su di una problematica concreta. Il testo che condividiamo […]

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Dal 17 al 19 marzo scorso, si è tenuto a Taranto, nelle vicinanze dell’ILVA, il laboratorio su “Lavoro e Ambiente” organizzato dalla Pattuglia regionale R/S della Puglia. Il tema del lavoro è stato legato a quello ambientale per permettere ai ragazzi  di contestualizzare la loro esperienza su di una problematica concreta.

Il testo che condividiamo è opera di uno dei rover che hanno partecipato al laboratorio e mostra quanto sia viva nei nostri r/s la consapevolezza delle difficoltà che vivono sul proprio territorio e di quanto ci sia da fare per generare nuove idee e possibilità anche attraverso il lavoro.

 

“Ti alzi dal letto, discosti le tende dalla finestra, apri leggermente le imposte. Un greve alito di vento penetra languido nella stanza, non la brezza marina che hai sognato questa notte. Di fronte a te non vedi il mare blu, ma tu sai che c’è, celato da quella siepe che in realtà è una grande fabbrica scura, con quei fusti alti alti che svettano nel cielo e che a te sono sempre sembrati cannoni pronti a sparare contro Dio.

 

Fumo dalle ciminiereMentre pensi e osservi in silenzio il desolato spettacolo uno di questi cannoni spara un colpo ferale, mortifero, esiziale. Lo sbuffo bianco serpeggia al di sopra del cannone nel cielo albeggiante venato di rosa e d’arancio, si snoda viscido e si attorciglia rapido su se stesso, striscia su, in alto, avido di quell’immensità, e vorrebbe possederla tutta per sé. Va un po’ di qua e un po’ di là, e così facendo si perde nell’infinito, succube della sua smaniosa tracotanza.

Ma non scompare senza lasciare un ricordo, un funereo dono di commiato: prima vuole recapitare un po’ di morte a tutti quelli che, immobili, l’hanno ammirato. In fondo, se lo meritano, non l’hanno aiutato ad impossessarsi dell’immensità, non sono stati suoi complici spietati di quell’assurda pretesa.

 

Anche Dio, lassù, muore un po’, e muori pure un po’ tu, dentro di te, e muoiono tutti, ai Tamburi.
Accosti la finestra e ruoti la maniglia, richiudi su loro stesse le tende e srotoli veloce la tapparella rumorosa fino ad oscurare quasi completamente la stanza. Tua moglie viene svegliata dal sordo stridio della serranda, tu ti avvicini a lei e la baci sulla fronte.

Nel giro di pochi minuti, bevi il caffè, ti lavi, ti radi la barba e indossi la tuta da lavoro. La saluti e le chiedi di portare il tuo buongiorno anche al vostro bambino, che sta ancora dormendo. Lei assente, con un movimento verticale della testa, quasi impercettibile, e con un sorriso amaro sulle labbra “Ci vediamo stasera”, ti dice.

Chiudi dietro di te la porta di casa, esci dalla vecchia palazzina rossastra in cui abiti da quando ti sei trasferito a Taranto. Pensi a quel passato indefinito, quando eri pieno di speranza per il domani, quando non ti importava di avere una bella casa perché l’unica cosa che contava era vivere felice insieme a tua moglie e al piccolo che lei portava in grembo. Sono passati già nove anni da allora. Monti sul bus grigio che ti porta in fabbrica e scambi qualche parola con un passeggero. Arrivi a destinazione e prendi la circolare interna che disloca gli operai nelle rispettive aree di lavoro. Saluti tutti e inizi la giornata.

 

Operaio al lavoroRifletti: lavorare in gruppo, in condizioni simili, aiuta a essere umani. Incroci lo sguardo del tuo collega e vedi i tuoi occhi, accenni ad un sorriso e lui ricambia, la tua vita è la sua vita, è la faccia positiva della medaglia. Ma poi c’è tutto il resto, e tu lo sai e gli altri lo sanno.

Non è la fatica e non è neanche il timore di eventuali incidenti sul posto di lavoro, non sono queste cose che vi tormentano. Sono le colate ardenti di metallo fuso e ciò che ne segue: ventate di gas tossico, che si scaraventano nel naso, nella laringe, nei bronchi, nei bronchioli, negli alveoli e da lì dritti nel sangue, sparati ad alta pressione in ogni punto del vostro corpo, e in quello di tutti i tarantini.

 

SivieraQui l’aria è fatta di mattoni, eppure bisogna respirare per non morire, ma si muore respirando. Pensi a queste cose mentre svuoti una siviera carica di liquido incandescente e ti sembra tutto così assurdo e ti senti un carnefice, un boia che ha mandato al mattatoio centinaia di persone e continua a giustiziarne a iosa. Non ce la puoi fare. Tu non sei questo, tu non sei morte.

Scoppi in lacrime.
Allora decidi. Ti liberi dalle colpe e dal peso di una coscienza che tu senti essere sporca come il fumo nero, come questa città, come la patina rossastra che ricopre ogni cosa nello stabilimento. Tu non sei questo: non sei un mietitore.

 

È un attimo.
I tuoi colleghi non fanno in tempo a voltare il capo, non fanno in tempo a chiederti urlando cosa diamine stai facendo, scendi giù di lì, non fanno in tempo ad afferrare la tua gamba che si dà lo slancio oltre il parapetto, non fanno in tempo a portarsi le mani alla bocca e a strabuzzare gli occhi, allucinati, mentre il magma fervente, ebbro di vanagloria, ti divora e ti uccide, per l’ultima volta, per sempre.

 

donna alla finestra

 

Tua moglie, a casa, sveglia il bambino e gli dà il buongiorno, anche da parte tua.
Gli è stata diagnosticata la leucemia e gli hanno dato pochi mesi, se non settimane, di vita. Le cure servirebbero a ben poco, forse solo ad allungare di un tantino l’agonia, ti aveva detto il medico in quella stanza di ospedale asettica e gelida. Ma tu non potevi permetterti neanche queste cure con il tuo misero stipendio da operaio, e non potevi far nulla per lui, e proprio mentre svuotavi quella dannata siviera, sentivi che lo stavi uccidendo un po’. Non ce la potevi fare: tu non eri questo, tu non sei questo.”

Emanuele Guido, Clan Omaha – Galatina 1

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Lampedusa un anno dopo http://camminiamoinsieme.agesci.it/2017/05/27/lampedusa-un-anno-dopo/ http://camminiamoinsieme.agesci.it/2017/05/27/lampedusa-un-anno-dopo/#respond Sat, 27 May 2017 07:40:45 +0000 http://camminiamoinsieme.agesci.it/?p=3382 Un anno è passato dall’evento per rover e scolte “Riflessi in mare” organizzato dalla branca R/S della Sicilia a Lampedusa. 16 ragazzi provenienti da tutta la regione si sono confrontati con la realtà dell’isola. Hanno incontrato chi quotidianamente si adopera per salvare vite umane, con chi accoglie, salva, cura i tanti migranti che sbarcano stremati […]

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Un anno è passato dall’evento per rover e scolte “Riflessi in mare” organizzato dalla branca R/S della Sicilia a Lampedusa.

16 ragazzi provenienti da tutta la regione si sono confrontati con la realtà dell’isola. Hanno incontrato chi quotidianamente si adopera per salvare vite umane, con chi accoglie, salva, cura i tanti migranti che sbarcano stremati e nudi sulle coste dell’isola.

Un’esperienza forte, che non ha lasciato indifferenti i ragazzi, che li ha cambiati profondamente dall’interno.

A distanza di 365 giorni, purtroppo, le cose non sono migliorate nel Mediterraneo, ma nonostante questo, rimane forte e presente in questi giovani la speranza in un futuro che permetta ad ogni persona di vivere la propria vita dignitosamente. Un futuro dove gli uomini non siano costretti a morire in mare per non morire nella propria terra.

Abbiamo chiesto ai partecipanti dell’evento di lasciarci un loro pensiero ad un anno di distanza da quello che è stato molto più di un viaggio di scoperta.

 

I 16 rover e scolte partecipanti

 

Oggi, ad un anno esatto dalla mia esperienza a Lampedusa i sentimenti e le speranze che ho portato con me sono sempre le stesse. Il mio non vuole essere solo un ricordare ma è un urlo di dolore poiché tutto si ripete, i nostri fratelli continuano a morire nelle nostre acque e nulla pare sia cambiato. Anche oggi [25 Maggio ndr] l’ennesimo barcone é affondato. Nonostante tutto continuo a confidare nell’Europa e in tutte quelle persone che ogni giorno si impegnano a dare il massimo. 
Sara Valenti (Palermo 11)

 

Un barcone usato dai migranti

 

“Dintra un sacco na nuci nun fa scrusciu, ma tanti nuci si ” (dentro un sacco una noce non fa rumore, ma tante noci sì). Continuiamo a costruire ponti insieme, nella maniera che sappiamo fare meglio: aiutiamo chi ha bisogno mettendoci al suo servizio!
Chiara Scalisi (Salemi 1)

 

 

In un anno ho capito che basta poco per cambiare il mondo. Alle persone accanto a te occorre solo vedere la luce che brilla nei tuoi occhi per unirsi alla tua battaglia. In breve la voce di uno, diventa il grido di molti.
Alessia Caruso

 

Per descrivere questa esperienza basta dire che ogni volta che le mie orecchie odono “Lampedusa”, un brivido attraversa il mio corpo e tanti ricordi, parole, racconti riaffiorano in me. Lampedusa insegna, Lampedusa entra dentro! E allora mi viene da dire che determinate emozioni non vanno descritte e raccontate… solo vissute!
Giorgia Giangrande

 

La partenza da PozzalloL’esperienza e le emozioni, positive e negative, ma comunque molto forti, vissute a Lampedusa, entrano dentro e non possono che scuotere, “risvegliare”, ogni volta che riaffiorano.
“Il mondo si muove se noi ci muoviamo
si muta se noi ci mutiamo
si fa nuovo se alcuno si fa nuova creatura
imbarbarisce se scateniamo la belva che è in ognuno di noi.” (don Primo Mazzolari)
Queste parole rispecchiano perfettamente ciò di cui, da un anno a questa parte, sono fermamente convinta.
Elisa Cardillo

 

È passato un anno, ma nulla è cambiato. Ma grazie a questa esperienza ho ampliato le mie vedute e capito che c’è tanta gente che lavora perché tutto ciò non accada. Credo ancora dell’umanità.
Andrea Basilotta

 

La libertà è un diritto di tutti noi individui.
Non dobbiamo e non possiamo assistere, ancora oggi, a flussi di persone che sono costrette a lottare contro la guerra e ad affrontare viaggi disumani solo per essere liberi. Lampedusa ed i suoi abitanti rappresentano un’ancora di salvezza per tutti loro, un esempio che l’Europa ed il mondo intero dovrebbe seguire per far sì che tutto ciò possa, un giorno, essere solo una vecchia pagina di storia.
Rosario Campisciano (Caltanissetta 7)

 

Dopo un anno dall’esperienza di Lampedusa posso dire che la speranza non si è spenta, la speranza di riuscire a migliorare un po’ il mondo arde ancora.
Un ricordo che dopo un anno è più vivo che mai, un ricordo che comunque brucia perché oggi giorno si continua a sentire di morti e di naufragi; ma mi piace anche pensare che quell’evento non è mai finito, perché non si smette mai di servire e di cercare di scorgere un orizzonte migliore.
Claudio Fricano (Bagheria 4)

 

Ad un anno dalla mia esperienza a Lampedusa posso dire che che mi sento cambiata, cambiata in meglio . Sentire che, nonostante le difficoltà i migranti continuano a lottare per una vita nuova è sempre un’emozione indescrivibile . In questi mesi passati non ho fatto altro che pensare a Lampedusa, e ogni qual volta sentivo questa parola in televisione era come se una calamita mi attirasse per ascoltre ciò che si stava dicendo. Un’esperienza del genere, vissuta in un certo modo, ti cambia la vita, abbatte i muri e fa pensare a nuovi orizzonti.
NB: Prima di aprire bocca, vieni a Lampedusa, vieni a vedere con i tuoi occhi.
Teresa Lo Giudice

 

Da Lampedusa al Brennero

 

Foto di Gianluca Ermanno

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Don Milani 50 anni dopo http://camminiamoinsieme.agesci.it/2017/05/08/don-milani-50-anni/ http://camminiamoinsieme.agesci.it/2017/05/08/don-milani-50-anni/#respond Mon, 08 May 2017 09:33:46 +0000 http://camminiamoinsieme.agesci.it/?p=3367 Un anniversario che ci scuote “Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile […]

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Un anniversario che ci scuote

“Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto” (dalla Lettera ai giudici di Don Lorenzo Milani del 18 ottobre 1965)

Il 2017 è un anno significativo per i più poveri e gli ultimi. Si avvicina, infatti, il cinquantesimo anniversario della morte di Don Lorenzo Milani, avvenuta il 26 giugno 1967 a Firenze. Ma il sacerdote dei poveri e dell’obiezione di coscienza non smette di provocarci e scuotere le nostre anime anche a distanza di tutti questi anni.

 

I Care scritto a Barbiana da Don MilaniIn ogni sua parola si può cogliere il richiamo ad ognuno di noi, alle nostre responsabilità e al dovere a cui ci troviamo dinanzi. In qualche maniera, e per ognuno in modo diverso, squarcia il velo che circonda le nostre esistenze comode e segnate dalla routine e dalle abitudini quotidiane che si scontrano con la realtà di chi soffre ed è disposto a mettere a repentaglio la propria vita pur di trovare un’alternativa alla certezza della morte.
Che sia a piedi lungo i confini presidiati e fortificati di un’Europa sempre più chiusa in se stessa o in barconi fatiscenti abbandonati alla deriva nel tentativo di raggiungere le coste della salvezza.

 

Don Milani nasce in una famiglia benestante e colta, ma sceglie gli ultimi in modo empatico e naturale, è disposto a fare tutto per loro e fino in fondo. Per questo, la sua figura di educatore è forse l’aspetto principale e davvero grandioso della sua opera.

 

Grazie alla sua Scuola ha reso dignità a tutta una generazione considerata ai margini e per la quale non c’era spazio nei contesti di quella società dove il boom economico contribuiva a creare nuove separazioni e nuovi poveri, e anche qui, il parallelo con la nostra società attuale, nella quale gli emarginati e i poveri aumentano e diventa sempre più difficile sviluppare l’accoglienza e la condivisione tra i popoli.

 

Oggi, rileggendo le sue parole e gli scritti realizzati con i suoi ragazzi, ci si trova davvero spiazzati di fronte all’attualità e all’immediatezza degli argomenti e da come, con semplicità e precisione ci rendano consapevoli di quello che dovremmo fare ogni giorno.

 

La chiesa di Barbiana sede della Scuola di Don Milani

 

Grazie a Don Milani, la responsabilità della scelta personale di ognuno di fronte a questioni etiche e morali non è più demandata ad un’istituzione, allo Stato o ad un’entità astratta o impersonale. La coscienza di ogni persona è chiamata a dare le proprie risposte agli interrogativi che gli vengono posti, evitando la facile scelta di nascondersi dietro l’obbedienza a regole o leggi ingiuste o non a misura d’uomo, facendo ognuno la propria parte secondo le sue possibilità:

 

 

“Ho insegnato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia.” (da Lettera a una professoressa, 1967).

 

Anche Papa Francesco riconosce la grandezza di questo sacerdote innamorato della Chiesa e dei poveri, che non si è mai tirato indietro per il bene dei suoi ragazzi. Infatti, il 20 giugno di quest’anno, il Pontefice si recherà a Barbiana, piccola frazione di Vicchio, in provincia di Firenze, dove Don Lorenzo fu “esiliato” e dove morì, per pregare sulla sua tomba e incontrare quelli che furono i ragazzi della Scuola di Barbiana.

 

Fondazione Don Lorenzo Milani

 

Cartello per Barbiana

 

(Testo e foto di Gianluca Ermanno)

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Dalla legalità alla responsabilità http://camminiamoinsieme.agesci.it/2017/04/15/dalla-legalita-alla-responsabilita/ http://camminiamoinsieme.agesci.it/2017/04/15/dalla-legalita-alla-responsabilita/#respond Sat, 15 Apr 2017 08:15:36 +0000 http://camminiamoinsieme.agesci.it/?p=3347 Parti di un puzzle per una società migliore I sindaci di Gazoldo degli Ippoliti e Bitonto raccontano il loro impegno per la legalità «Il Comune che rappresento, Gazoldo degli Ippoliti (MN), aderisce dal 2012 ad Avviso Pubblico, l’associazione che mette insieme Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie – spiega il […]

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Parti di un puzzle per una società migliore

I sindaci di Gazoldo degli Ippoliti e Bitonto raccontano il loro impegno per la legalità

«Il Comune che rappresento, Gazoldo degli Ippoliti (MN), aderisce dal 2012 ad Avviso Pubblico, l’associazione che mette insieme Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie – spiega il sindaco di Gazoldo degli Ippoliti Nicola Leoni – tra i suoi punti di forza, la possibilità di creare una rete, in cui anche l’ultimo arrivato può essere coinvolto nelle iniziative al pari di tutti gli altri».

 

Nicola LeoniIl Comune ha visto concretizzarsi, in pochi anni, l’obiettivo di lavorare in maniera corretta ed efficace per il bene comune. Tra le iniziative proposte, la rassegna “Raccontiamoci le mafie”, che per una settimana ha coinvolto circa 2000 tra giovani studenti e cittadini, in un percorso di formazione alla legalità ricco di appuntamenti, momenti di confronto e incontri con giornalisti, magistrati, storici, esperti, testimoni di giustizia. Perché l’obiettivo era “fare formazione e informazione in una modalità fruibile e poco tecnica, portando la testimonianza di persone che, con le proprie azioni quotidiane, svolgono il loro dovere. La battaglia alla mafia si gioca su due livelli: bisogna fare repressione e contrasto, e questo è il compito delle forze dell’ordine, ma è importantissimo anche agire sul livello culturale”.

 

Da Nord a Sud, si intitola “Oltre la legalità. Riflessioni tra legalità, responsabilità e giustizia” la rassegna che si è svolta ad ottobre nel Comune di Bitonto (Bari) dedicata alla formazione civica, per dimostrare che la lotta alle mafie passa anche attraverso l’arte e la cultura in generale. Anche qui si sono svolti incontri con figure istituzionali e familiari di vittime di mafia, tra cui Peppino Fazio, papà di Michele morto a soli 16 anni, nel 2001, a Bari vecchia, solo perché si trovava nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

 

MIchele Abbaticchio sindaco di BitontoInfatti, come spiega Michele Abbaticchio, sindaco di Bitonto e vicepresidente nazionale di Avviso Pubblico, «i giovani ricevono realmente un insegnamento quando sentono storie concrete. Io proporrei a scuola una formazione specifica sul piano dell’antimafia sociale, magari analizzando scritti o articoli di figure come Borsellino e Falcone. Vorrei che i giovani capissero che gesti all’apparenza piccoli o ‘innocui’, anche se illegali, come comprare marijuana, finanziano in realtà organizzazioni criminali di cui automaticamente si diventa complici».

Quindi, come si fa legalità oggi? Risponde Leoni: «Il termine ‘legalità’ è troppo abusato: è fondamentale parlare di responsabilità e corresponsabilità, rendersi conto che ognuno è padrone del proprio destino e può contribuire con la propria condotta, serietà, lavoro a creare un contesto e un moto positivo di riscatto. I giovani non sono il futuro, ma prima di tutto il presente, e devono contribuire con la propria condotta quotidiana e il proprio impegno a comporre quel puzzle che può rendere migliore la società».

 

Logo Avviso Pubblico

 

Avviso Pubblico

Avviso Pubblico. Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie” è un’associazione nata nel 1996 con l’intento di collegare ed organizzare gli Amministratori pubblici che si impegnano a promuovere la cultura della legalità democratica nella politica, nella pubblica amministrazione e sui territori.

Al momento conta in tutta Italia più di 360 soci tra Comuni, Unioni di Comuni, Province, Regioni.
Attualmente, l’associazione è presieduta da Roberto Montà sindaco di Grugliasco (Torino).

Su Facebook: Avviso Pubblico

Su Twitter: @avvisopubblico

 

 

Ortensia Ferrara

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Costruttore di ponti http://camminiamoinsieme.agesci.it/2017/04/06/costruttore-di-ponti/ http://camminiamoinsieme.agesci.it/2017/04/06/costruttore-di-ponti/#respond Thu, 06 Apr 2017 09:02:48 +0000 http://camminiamoinsieme.agesci.it/?p=3330 Intervista con Paola e Claudio, genitori di Giulio Regeni Abbiamo voluto incontrare Paola e Claudio, genitori di Giulio Regeni, il giovanissimo ricercatore italiano che un anno fa al Cairo, in Egitto, ha trovato la morte tra atroci sofferenze: le circostanze sono tutte da chiarire e da quel giorno gran parte della società civile italiana, e […]

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Intervista con Paola e Claudio, genitori di Giulio Regeni

Abbiamo voluto incontrare Paola e Claudio, genitori di Giulio Regeni, il giovanissimo ricercatore italiano che un anno fa al Cairo, in Egitto, ha trovato la morte tra atroci sofferenze: le circostanze sono tutte da chiarire e da quel giorno gran parte della società civile italiana, e non solo, chiede a gran voce “Verità per Giulio Regeni”.
Giulio era impegnato in un dottorato di ricerca per l’Università di Cambridge su temi legati alla situazione dei movimenti sindacali indipendenti egiziani dopo la rivoluzione del 2011. Giulio è stato un giovane uomo impegnato nell’approfondire il perché di tante ingiustizie sociali e ha vissuto il suo tempo nell’incontro vero e profondo con l’Altro: un vero costruttore di ponti.

NON C’È GIUSTIZIA SENZA VERITÀ

D – Non c’è giustizia senza verità. Cosa significa questa espressione per voi?
R «Forse si dovrebbe scambiare la posizione delle parole, così cambia anche il senso, il cammino che stiamo percorrendo, in cui solo la verità può portare alla giustizia.
Dobbiamo capire chi e perché ha lasciato che venisse fatto del male a Giulio, un male fisico, ma anche morale, che lo ha toccato nella sua dignità profonda. Giustizia per Giulio per ridare e dare la dignità della vita a tante altre persone, vittime della violenza di altri prepotenti».

D – Giulio ha scelto di dedicare la sua vita all’impegno sociale: i suoi studi, le sue ricerche hanno puntato sempre alla giustizia, alla legalità, alla democrazia, alla parità di diritti. Come è cresciuta in lui questa passione per il bene comune?
R «Fin da molto piccolo, Giulio era attento alle disparità, alla mancanza di rispetto, alle ingiustizie, le evidenziava sempre, probabilmente osservava molto le relazioni sociali, gli piaceva sempre ascoltare i discorsi della gente. Fondamentale è stata l’esperienza del Governo dei Giovani a Fiumicello, attività che ha svolto dalla quarta primaria alla seconda media, ne è stato anche sindaco. Questa esperienza ha messo in risalto suoi aspetti che forse neanche noi famiglia conoscevamo, per lui la partecipazione e l’esercizio della democrazia erano aspetti del suo modo di essere e stare al mondo con gli altri. Crescendo ed incontrando altre realtà e proposte culturali, tutto ciò si è affinato ed ha preso poi forma con la scelta degli studi, UWC (United World College, Collegi del Mondo Unito) il college nel New Mexico con 80 nazionalità diverse insieme, gli studi sulle lingue e sulla politica internazionale e sui paesi in via di sviluppo e tanto altro ancora…».

D – Giulio è divenuto il simbolo di tutte quelle persone, giovani soprattutto, che si muovono in prima linea per un mondo migliore. Come si risponde a quelli che dicono “meglio stare a casa propria”?
R «Ricordiamo la canzone, Strawberry Fields Forever” [dei Beatles, NdR] in cui John Lennon cantava: “La vita è facile ad occhi chiusi” mentre chi li apre e vuole vedere cosa succeda veramente al mondo, esce di casa per apprezzare la vita nella sua interezza e complessità, confrontandosi ed affrontando la realtà, mettendosi in gioco con tutti i rischi che ciò comporta, anche restando vicino alla propria casa».

 

Verità per Giulio Regeni

Foro di Alisdare Hickson

 

D – Lo striscione giallo “Verità per Giulio Regeni” ha incrociato le strade e gli sguardi di molti di noi. Cosa dobbiamo fare, assieme a voi, perché questo non resti solo un manifesto, perché la ricerca continui, perché infine vi sia restituita almeno la dignità della giustizia?
R «Lo striscione racconta tantissimo, racconta la solidarietà delle persone, un vero fiume in piena di azioni, pensieri, emozioni ed affetto; continuare con il giallo è modo per seguirci, scusate l’esempio ma, per noi, è simile ad una caccia al tesoro… seguite il giallo ed insieme troveremo la verità per la giustizia. In questi mesi dalla scomparsa di Giulio, abbiamo imparato tantissimo, abbiamo imparato che bisogna guardare i fatti della vita sempre da più punti di vista; quello che è successo a Giulio succede ogni giorno a tanti giovani in Egitto. Prima della sua tragedia, forse lo sguardo correva veloce, non si conosceva la realtà egiziana. Questa è una delle eredità che ci lascia Giulio e si ricollega proprio alla canzone dei Beatles: aprite gli occhi e siate solidali!».

D – Camminiamo Insieme arriva nelle case di circa 30.000 giovani in tutta Italia, giovani che come Giulio hanno scelto di mettersi al servizio. C’è qualcosa che volete dire a questi ragazzi, perché non perdano la speranza e la fiducia nel futuro?
R «Ringraziamo la vostra rivista importante che ci dedica questo spazio. La domanda non è semplice per noi genitori che abbiamo creduto nei valori del confronto, dell’apertura del dialogo anche se difficile ma crediamo, nonostante tutto, sia giusto continuare ad andare avanti per sostenere i propri ideali, ciò in cui si crede e in cui si sente in fondo che vale la pena vivere. La vita è un bene prezioso e, come tale, va protetto e sostenuto con le azioni. Grazie ancora per la preziosa opportunità che ci avete offerto per tenere viva l’attenzione sulla nostra battaglia».

 

Alessandro Giardina

 

L’appello di Amnesty International: #veritàperGiulioRegeni

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Pensieri sullo stato del Pianeta http://camminiamoinsieme.agesci.it/2017/01/23/pensieri-sullo-stato-del-pianeta/ http://camminiamoinsieme.agesci.it/2017/01/23/pensieri-sullo-stato-del-pianeta/#respond Mon, 23 Jan 2017 14:58:11 +0000 http://camminiamoinsieme.agesci.it/?p=3311 Luca Mercalli è Presidente della Società Meteorologica Italiana e membro del Climate Broadcasters Network dell’Unione Europea, gruppo di presentatori meteo esperti in comunicazione del rischio climatico e ambientale. Fa parte dello staff di Rai 3 di Che tempo che fa. Tra i suoi libri “Filosofia delle nuvole”, “Che tempo che farà”, “Viaggi nel tempo che […]

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Luca Mercalli è Presidente della Società Meteorologica Italiana e membro del Climate Broadcasters Network dell’Unione Europea, gruppo di presentatori meteo esperti in comunicazione del rischio climatico e ambientale. Fa parte dello staff di Rai 3 di Che tempo che fa. Tra i suoi libri “Filosofia delle nuvole”, “Che tempo che farà”, “Viaggi nel tempo che fa”, “Prepariamoci” (Premio Selezione Bancarella 2012).

 

Dott. Mercalli, come sta il pianeta Terra?

«Direi che sta maluccio, ha un male che non dà sintomi evidenti eppure esiste. La scienza i sintomi li vede bene».

– Si può dire che l’uomo si stia facendo male da solo.

«Sicuramente! Abbiamo costruito un’economia dissipativa, preleviamo quantità enormi di risorse dalla natura e restituiamo rifiuti, arrecando così grandi danni. Inoltre scegliamo di essere ignoranti. Oggi la scienza ci mette a disposizione gli strumenti per capire l’entità di questi danni, ma noi facciamo di tutto per dire che non sono reali. Dietro questo atteggiamento ci sono interessi che valgono per tutti: lo stile di vita consumistico crea una sorta di dipendenza. È anche un problema antropologico, l’umanità non è mai stata capace di ascoltare gli avvertimenti a lungo termine, quasi sempre ha rimosso e ignorato. Quando però i danni diventeranno irreversibili e globali ci sarà costato caro».

– Lei ha studiato meteorologia e climatologia e la sua biografia racconta che questi temi la interessavano fin da ragazzo.

«Ho iniziato a studiare i ghiacciai agli inizi degli anni ’80. Fino al ‘90 è stata pura ricerca scientifica, non ci vedevo nessuna implicazione socio-politica. Era quasi una fuga, mi ritiravo da un mondo reale, raccoglievo i miei dati e tutto finiva lì. Il mio graduale mutamento è stato sollecitato dai fatti climatici, anno dopo anno perdevo i miei ghiacciai per l’aumento di temperatura. Parallelamente cresceva la consapevolezza dei cambiamenti. Non si poteva più stare zitti, bisognava partecipare. Ho scelto di diffondere a tutti in maniera chiara quello che la scienza sapeva. Oggi a 50 anni penso che forse non servirà a nulla, ma sono contento di averlo fatto. Ha dato un senso alla mia vita perché non sono stato complice. Sono però disilluso perché da 30 anni diciamo le stesse cose circondati da una totale indifferenza».

 

Il nostro Pianeta da salvaguardare

 

– Gli scout hanno nel rispetto del Creato uno dei fondamenti del proprio agire. Cosa ciascuno di noi può fare per salvare la Terra?

«Se non si fa niente oggi, sono proprio i giovani che avranno i maggiori problemi. La mia esortazione è “fatevi sentire”. Con gli attuali mezzi di comunicazione è facile aggregare su temi importanti come questi. Usateli per progettare un futuro che vi riguarda. Con l’enciclica “Laudato sii”, Papa Francesco ha fatto una cosa magnifica sia per la qualità dei dati scientifici che per il richiamo morale ed etico. Dentro c’è scritto tutto, la Terra rischia di essere devastata dalle nostre azioni. Non si chiede di tornare al Medioevo, ma di fare un salto in avanti riducendo l’impatto sull’ambiente concretamente. Si tratta di iniziare nella propria vita una dieta nei consumi, impegnarsi nel risparmio energetico, passare alle energie rinnovabili, limitare i propri acquisti. Dovremmo avere un mondo durevole, di cose che siano ben fatte, che non producano rifiuti a breve. Si tratta di riflettere bene sulle scelte quotidiane».

 

Alessandro Giardina

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Le violenze su un territorio e sulle anime che lo popolano http://camminiamoinsieme.agesci.it/2017/01/13/violenze-sul-territorio/ http://camminiamoinsieme.agesci.it/2017/01/13/violenze-sul-territorio/#respond Fri, 13 Jan 2017 19:48:08 +0000 http://camminiamoinsieme.agesci.it/?p=3285 Incontro con Don Maurizio Patriciello Don Maurizio, è vero che hai ricevuto minacce? «Alessa’, minacce, minacce… Diciamo che ho ricevuto dei consigli». Il bello di don Maurizio è che lui è cosi, positivo nonostante tutto; anche nella difficoltà del suo impegno non perde l’ironia. Sorride e canta anche nelle difficoltà, si direbbe tra scout. Lo […]

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Incontro con Don Maurizio Patriciello

Don Maurizio, è vero che hai ricevuto minacce? «Alessa’, minacce, minacce… Diciamo che ho ricevuto dei consigli».

Don Maurizio PatricielloIl bello di don Maurizio è che lui è cosi, positivo nonostante tutto; anche nella difficoltà del suo impegno non perde l’ironia. Sorride e canta anche nelle difficoltà, si direbbe tra scout.
Lo incontriamo ad inizio settembre a Concordia Sagittaria (Venezia), dove è venuto a testimoniare ai giovani della parrocchia la rabbia, il dolore, la sofferenza per lo scempio ambientale provocato da migliaia di tonnellate di rifiuti tossici interrati e bruciati e per le troppe persone che continuano ad ammalarsi e a morire per di cancro, tra cui moltissimi bambini.
Eppure, dal suo racconto traspaiono soprattutto la forza che deriva dal compiere la propria missione, la possibilità di conservare la propria allegria, la speranza negli uomini e una immensa fiducia in Dio.

Don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano (Na) è conosciuto come il prete della Terra dei Fuochi. Siamo nell’area che comprende svariati comuni tra le province di Napoli e Caserta, nella terra dei Casalesi, clan camorristico che prende il nome dal paese di Casal di Principe. Siamo in una terra martoriata, violata, stuprata.

 

Dagli anni ’90 ad oggi, una battaglia per la rinascita del territorio

Roberto Mancini lotta contro le ecomafie

 

Questa storia inizia negli anni ’90 quando il commissario di polizia Roberto Mancini (poi deceduto di cancro) inizia ad indagare sui rapporti camorra-industria-rifiuti.

 

 

Don Maurizio entra in seminario, a 28 anni, abbandonando non senza dispiacere una promettente carriera di infermiere: l’incontro fortuito con un frate francescano, al quale dà un passaggio in auto, lo riavvicina alla Chiesa, che aveva lasciato da adolescente. Vuole con tutto se stesso fare il prete, semplicemente, e per lungo tempo si tiene ben lontano dalle battaglie sociali e politiche. Finché una notte, viene svegliato dalla puzza nauseabonda che entra dalla finestra: guarda il Crocifisso e da lui riceve una nuova chiamata. Si mette al PC, sulle pagine di un social network descrive il suo profondo disagio: in tre ore riceve oltre 1000 risposte di persone da tutti i paesi limitrofi che come lui non possono dormire, non sanno cosa accade, vogliono fare qualcosa.

Inizia così la battaglia per la rinascita di una terra splendida, contro il crimine che l’ha avvelenata riempiendola di rifiuti industriali, sotterrati o bruciati. Una battaglia che è passata anche dall’incontro con il boss della camorra Carmine Schiavone che, inaspettatamente, lo invita a fargli visita, prima di morire.
«Furono le quattro ore e mezza più dure di tutta la mia vita» dice don Maurizio. Da questo incontro esce con la consapevolezza che dietro alla Terra dei Fuochi ci sono gli interessi delle industrie del Centro e Nord Italia che con la camorra si accordano per disfarsi di tonnellate di rifiuti tossici.

 

Da Nord a Sud, il viaggio mortale dei rifiuti tossici

Tutta Italia coinvoltaLa camorra, grazie alla “collaborazione” con gli insospettabili in giacca e cravatta, scopre un metodo per fare tantissimi soldi senza rischio alcuno. Ogni dieci camion di rifiuti urbani che valicano le porte delle discariche ce n’è uno che contiene “oro”. Oro, sono gli scarti industriali che devono essere smaltiti e che fruttano alle casse della camorra ottimi affari.

«Don Maurì, non siamo stati noi a cercare loro, ma loro a cercare noi», dice Schiavone, dove con il “noi” intende il sistema dei clan camorristici (i Casalesi in particolare) e con il “loro” intende gli industriali del Centro e Nord Italia. È un pugno in pieno viso quello che don Maurizio ci testimonia: pugno alle coscienze che si credono pulite ed estranee al mondo della criminalità organizzata, desiderose di scaricare le colpe e le responsabilità su altri; coscienze che ancora oggi hanno difficoltà a credere che i sistemi mafiosi non abbiano limiti geografici e siano dilagati ormai anche nel Centro e Nord Italia.

Qui, a Concordia Sagittaria, don Maurizio ci ricorda che nella sua terra arrivano anche i rifiuti tossici del Veneto o delle concerie di pellame della Toscana, per fare solo un paio di esempi. Perché non si riesce a sistemare le cose, a salvare questa terra, don Maurizio? «Alessa’, perché non si vuole».
Ancora oggi, dopo oltre vent’anni di scempio, i rappresentanti delle Istituzioni scelgono di non calcare troppo la mano su queste tematiche per non rischiare di chiudere le fabbriche e creare altra disoccupazione: si sfregia il diritto alla vita e alla salute di migliaia di persone con il pretesto di garantire il sacrosanto diritto al lavoro.
Non si può morire di lavoro, tuona Padre Maurizio. Per usare le parole dello scrittore (napoletano) Erri De Luca a proposito di un’altra tragedia ambientale, siamo all’asservimento di un territorio a una speculazione dichiarata, per meglio abusarne, un asservimento strategico.

 

Una scelta di comodo?

violenza sul territorioUn concetto che don Maurizio spiega continuamente a ministri, presidenti del Consiglio, prefetti, presidenti della Repubblica, presidenti di Regione. Tutti sono consapevoli di cosa stia accadendo e tutti sanno che quel modo di seppellire e bruciare rifiuti porta morte: nell’area il tasso di malati di tumore è del 47% più elevato che nel resto d’Italia. Sono ancora pochissimi i medici che ammettono che l’altissimo tasso di incidenza dei tumori in questa zona è causato dal versamento nel terreno di sostanze tossiche nocive per l’uomo e dai roghi dei rifiuti. Per non parlare di altissime cariche istituzionali che hanno dichiarato che questi tassi percentuali sono riconducibili agli scorretti stili di vita (fumo, cattiva alimentazione, alcool).

La legge 68 del maggio 2015 è la prima legge italiana che punisce chi commette reati ambientali ma don Patriciello ci dice candidamente che il percorso legislativo è stato osteggiato (per arrivare poi all’attenuazione della stessa legge) dai vertici di associazioni di categoria che sono arrivate a definire quella legge anti industriale e anti storica, come se l’Uomo fosse stato creato servo dell’industria e non viceversa.

 

Rivoluzione o dialogo

Alcuni giovani della sua terra, ci dice amaramente don Maurizio, lo rimproverano di essersi raffreddato, di stare troppo con le istituzioni, di non sbattere sufficientemente i pugni. «Avete ragione» risponde lui. «Ma io conosco solo due modi per cambiare le cose: la rivoluzione o il dialogo. Io per ora ho scelto il dialogo».

Si può scegliere di camminare nel mondo come vagabondi o come pellegrini: don Maurizio ha scelto la seconda opzione che richiama alla responsabilità di costruire relazioni e seguire fino in fondo la propria chiamata:
«S’ pò campà senza sapé pecché ma nun s’ pò canpà senza sapé pe’ chi.».

 

Alessandro Giardina

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Semi di speranza http://camminiamoinsieme.agesci.it/2016/12/29/semi-di-speranza/ http://camminiamoinsieme.agesci.it/2016/12/29/semi-di-speranza/#respond Thu, 29 Dec 2016 10:26:51 +0000 http://camminiamoinsieme.agesci.it/?p=3264 Costruire il domani partendo dal qui e adesso Due comunità R/S, due progetti sognati, studiati, realizzati e portati avanti con determinazione. Due progetti fatti di azioni semplici e concrete, quotidiane per dimostrare la fiducia e la speranza nel domani. C’è chi dice che “la santità non si misura nel fare cose straordinarie ma nel fare straordinariamente […]

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Costruire il domani partendo dal qui e adesso

Due comunità R/S, due progetti sognati, studiati, realizzati e portati avanti con determinazione. Due progetti fatti di azioni semplici e concrete, quotidiane per dimostrare la fiducia e la speranza nel domani.

C’è chi dice che “la santità non si misura nel fare cose straordinarie ma nel fare straordinariamente bene le cose ordinarie”. Un punto di vista che mette al centro la dimensione umana e la forza dell’essere comunità, del fare azione politica sul territorio.

 

I protagonisti

Francesco, Daniele, Serena, Luca, Matteo, Francesco, Sara, Anna, Giacomo, Simone, Filippo, Michele, Gabriele sono i Rover e le Scolte del clan/fuoco “30 e Lode” del Torino 30 e del clan/fuoco “La Rupe” del Rivoli 2, accompagnati dai loro capi Teresa, Enrico, Sara oltre che dall’Incaricata di Zona alla branca R/S, Elena e dall’Incaricato regionale alla branca della Regione Piemonte, Luca.

 

Semi di speranza Rivoli 2 e Torino 30

 

Li abbiamo incontrati nella sede del Rivoli 2, alla periferia di Torino: è stato quasi un caso, arrivati nel capoluogo piemontese, rendersi conto che il luogo dell’incontro con i ragazzi sarebbe stato a poche centinaia di metri dalla sede dell’Azienda siderurgica ThyssenKrupp, tristemente famosa per l’incidente sul lavoro del dicembre 2007 in cui morirono sette persone. Poco distante anche l’imbocco della Val di Susa che ormai da una intera generazione si interroga sulla TAV, la linea ad Alta Velocità Torino-Lione e sull’impatto ambientale che, se i lavori dovessero continuare, essa avrà sull’intera valle.

 

Dal Piemonte alla Puglia e ritorno (con speranza)

 

Il clan “30 e Lode” ci racconta del suo lavoro sull’alimentazione e sul cibo, partito con l’organizzazione dell’”OrienTOuring”, un percorso ciclistico alla scoperta dei luoghi significativi dell’hinterland torinese sotto l’aspetto del vivere sano attraverso una sana alimentazione, prodotti a Km 0, agricoltura biologica e sostenibile.

Dalla scoperta di un territorio con le sue potenzialità e le sue ricchezze agricole e culturali, il clan è passato poi all’esplorazione di un territorio completamente diverso, quello pugliese: una route estiva in provincia di Bari con tappe in aziende agricole biologiche, nella riserva marina di Torre Guaceto (Brindisi) e attraverso un percorso letterario tra gli ulivi, oltre che ad incontri con i pescatori locali.

 

I clan Rivoli 2 e Torino 30 insieme

 

Il legame con la terra e i suoi cicli naturali caratterizza questa route. Un legame che porta con sé e fa maturare in ognuno una verità e una semplicità unici: il ritorno ad una umanità nei suoi tratti più antichi e veri. Incontrare i contadini pugliesi, essere accolti nelle loro case, coltivare per qualche ora con loro la campagna ha dato la spinta per una maggiore attenzione anche al proprio territorio.

 

«Tornati a casa ora abbiamo uno sguardo diverso su tematiche quali il consumo critico, il rispetto della stagionalità alimentare, la filiera alimentare e il Km 0, il boicottaggio e, di contro, l’incentivazione nel consumo di alcuni prodotti». Questo è lo sguardo sul mondo dal punto di vista del produttore che hanno acquisito i ragazzi del Torino 30. Uno sguardo che si fa ricco degli occhi e delle mani di quei contadini, pescatori, allevatori che vivono il ritmo delle stagioni e il rispetto biologico delle materie prime.

 

Coltivando la speranza nell’orto

 

L’orto sociale del Rivoli 2 è proprio di fianco alla chiesa. Alla sua gestione e al consumo dei suoi prodotti partecipano oramai non solo gli scout ma anche i parrocchiani. Si coltivano pomodori, insalata, angurie, e molto altro. All’uscita della messa alcune persone chiedono ai nostri ospiti i pomodori coltivati nell’orto per il pranzo della domenica.  C’è anche un valore sociale. Ospite della parrocchia è un gruppo di ragazzi provenienti dal Gambia, rifugiati politici, che partecipano attivamente e collaborano alla coltivazione dell’orto.

Coltivare la speranza Rivoli 2L’orto sociale può così rappresentare un modo diverso di essere comunità: un impegno condiviso con il quartiere. Prende spunto da un modo antico di stare insieme, quello di coltivare la terra. Perché coltivare la terra (una consapevolezza che hanno maturato anche i Rover e le Scolte del Torino 30 alla fine della loro route estiva in Puglia) vuol dire (ri)qualificare un territorio. Unire le proprie energie e risorse a quelle di altre persone del quartiere nel gesto antico di far maturare, consumare e condividere pomodori, zucchine e angurie, genera il beneficio di “coltivare” un luogo dove sentirsi a proprio agio, passeggiare, passare del tempo, parlare, sporcarsi, divertirsi.

 

 

Nella relazione tra cittadini ci si auto educa ad uno stile di vita diverso, sostenibile. Non importa la quantità del raccolto: i prodotti finali sono solo un mezzo e non un fine, il mezzo per reimpossessarsi di ritmi più umani e mettere in comune le proprie risorse. Anche l’attesa (della pioggia, del sole, dello spuntare del germoglio, della giusta maturazione del frutto) ha un suo preciso valore e significato.

 

 

La sintesi del discorso nel lavoro dei ragazzi

 

Queste le parole chiave che i Rover e le Scolte, riuniti in gruppo di lavoro, individuano per esprimere la loro esperienza.

 

Custodire significa preservare e mantenere l’ambiente che ci circonda ma anche porre attenzione e cura nel migliorare quanto a noi affidato rendendolo parte importante della nostra vita.

Un po’ come i capitoli che hanno affrontato questi R/S: ora ognuno di loro è custode dell’ambiente in cui vive, perché il capitolo ha trasformato le loro vite attraverso una nuova visione delle cose, nuove possibilità, nuovi orizzonti.

 

Lavori di gruppo a Rivoli

 

Partecipazione e responsabilità collettiva significa sentire l’appartenenza al proprio territorio auto educandosi alla cura dell’ambiente in cui si vive anche attraverso l’abitudine a piccoli gesti quotidiani come la raccolta differenziata.

La realtà si può cambiare solo cooperando perché insieme si ha più voglia di fare e i risultati possono essere migliori. La comunità che porta avanti un progetto in modo collettivo e coordinato è anche in grado di “fare tendenza” e trovare nuove soluzioni ai problemi permettendo di sensibilizzare con più efficacia anche le persone meno attente.

 

Alessandro Giardina, Gianluca Ermanno, Pierfrancesco Nonis
(Foto di G. Ermanno)

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Custodi del territorio http://camminiamoinsieme.agesci.it/2016/12/14/custodiambientesulmona/ http://camminiamoinsieme.agesci.it/2016/12/14/custodiambientesulmona/#respond Wed, 14 Dec 2016 10:28:25 +0000 http://camminiamoinsieme.agesci.it/?p=3241 Al servizio consapevole dell’ambiente   Il clan “Guardiano del Faro” del Sulmona 1, in provincia de L’Aquila, si è messo al servizio dell’ambiente per sensibilizzare i cittadini della propria città sulla costruzione di un metanodotto nel proprio territorio, nella zona della Valle Peligna. Il loro lavoro parte da lontano, fin dal ritorno dalla Route nazionale […]

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Al servizio consapevole dell’ambiente

 

Il clan “Guardiano del Faro” del Sulmona 1, in provincia de L’Aquila, si è messo al servizio dell’ambiente per sensibilizzare i cittadini della propria città sulla costruzione di un metanodotto nel proprio territorio, nella zona della Valle Peligna.

Il loro lavoro parte da lontano, fin dal ritorno dalla Route nazionale del 2014, e dall’assimilazione della Carta del Coraggio scaturita dall’impegno congiunto degli oltre 30000 partecipanti, che parla di ciò che preme maggiormente ai Rover e alle Scolte di tutta Italia: il lavoro, la fede, l’amore e il territorio, solo per citarne alcuni temi.

 

Un impegno quotidiano per l’ambiente

I ragazzi si sono sentiti in dovere di approfondire ancora di più gli aspetti che li coinvolgono e li chiamano in causa in prima persona. Dopo essersi guardati attorno e confrontati con realtà difficili, come le terre avvelenate dalla Camorra, forse più distanti da loro, hanno gettato il loro sguardo sul proprio territorio.

Si sono chiesti che cosa potevano fare per migliorare le cose nel luogo in cui si trovano, la loro città e l’ambiente nel quale vivono tutti i giorni.

 

Valle Peligna Sulmona

 

Da qui, l’individuazione di una realtà problematica esistente vicino a loro, quella della costruzione della centrale di “compressione e spinta”, necessaria per il metanodotto che dovrà passare attraverso il territorio di Sulmona. Da qui il passo è stato breve, e tutto il clan ha messo le proprie forze e il proprio impegno al fine di far sapere a tutti i sulmonesi ciò che si sta realizzando vicino a loro, cercando di renderli consapevoli di ciò che comporta la realizzazione di una centrale di questo tipo nella zona del Monte Morrone.

 

 

conferenza stampa ambiente Agesci Sulmona 1

I ragazzi si sono confrontati con il Vescovo della loro Diocesi,  Mons. Angelo Spina, con le associazioni ambientali, come il Collettivo “AltreMenti”. Hanno approfondito la questione grazie a studi e ricerche di esperti e scienziati del settore, condividendo con tutta la popolazione il loro lavoro in modo responsabile e consapevole, mettendosi in gioco con coraggio, senza paura o indecisioni.

 

 

civetta gasdotto SulmonaI Rover e le Scolte del Clan “Guardiano del Faro” hanno così compiuto una vera e propria azione politica, sensibilizzando il territorio nel segno della visione dell’ambiente da preservare “in cui l’uomo non sia solo spettatore, ma presente e protagonista. Ambiente non è un perimetro, uno spazio fisico del vivere. Proviamo a ripensare all’Ambiente non più come sostantivo ma come un pensiero, un concetto. Come le capacità e le sensibilità relazionale tra uomo e natura/Creato”, così come espresso da Papa Francesco nella sua enciclica “Laudato si’” o, più semplicemente, seguendo l’articolo della legge scout che recita: “la Guida e lo Scout amano e rispettano la natura”. 

 

Un gesto naturale, nato dalla consapevolezza di essere tutti responsabili dell’ambiente che ci circonda e che spetta ad ognuno fare del proprio meglio per salvagurdarlo, in perfetto stile scout.

 

Gianluca Ermanno

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