Da questa città un 'messaggio' anche per le istituzioni

Elisabetta Fraracci, detta Betti,  e Gionata Fragomeni sono i capi campo della parte fissa della Route nazionale. Mercoledì 6 agosto, mentre accolgono i 30.000 in arrivo da tutta Italia, trovano un momento per raccontare il progetto, l’impegno e l’orizzonte della città delle tende.

Innanzitutto, perché avete scelto la simbologia della città?

 Elisabetta: “I ragazzi devono poter avere qui la possibilità di vivere l’esperienza di  amministrazioni e municipalità. Il ritrovarsi da tutte le parti d’Italia e lo spartire un pezzo della loro storia li porterà ad arricchirsi reciprocamente. Sono generatori di futuro nel momento in cui portano il loro presente e anche la loro storia”.

Dove nasce l’idea e come avete progettato questa città?

Gionata: “Nasce innanzitutto tenendo conto dell’ambiente che ci ospita. Abbiamo scelto un posto in mezzo alla natura perché rispecchia il nostro modo di essere e il nostro modo di fare attività”.

Come immaginate che viva?

Elisabetta: “ Crediamo che questa città sia il centro e il cuore della Route nazionale, del percorso che l’Agesci ha intrapreso e che rilancerà il futuro dell’associazione. E’ un cuore che pulserà di tutte le anime di questi ragazzi. Vivrà con le voci, i sorrisi, le fatiche e le storie di ognuno in un grande clima di scambio reciproco, di condivisione e di messa in comune di tutto quello che portano con sé.”

In una grande città servono tanti tipi di servizi: quali sono i principali  e quale impegno hanno richiesto?

Gionata: “Abbiamo realizzato tutti i servizi necessari e utili alla vita di questa città, tentando di non rinunciare alla tecnologia, ma cercando di utilizzarla e sfruttarla in maniera intelligente. Sono state coinvolte aziende e soggetti locali che a vario titolo ci hanno aiutato in questa impresa. Le strutture realizzate ci permetteranno di lasciare libero il parco pochi giorni dopo la nostra partenza”.

Quali sono state le maggiori difficoltà incontrate?

Elisabetta: “La parola difficoltà mette un po’ di soggezione; siamo stati attenti a entrare in dialogo e in un clima di co-progettazione con l’ente parco e le amministrazioni locali che ci hanno posto una serie di vincoli legati soprattutto all’impatto ambientale. Questo  ha portato a pensare e progettare insieme delle strategie e delle modalità per ridurre l’impatto che poteva essere pesante per questo ambiente”.

Fra poco questa città di tende provvisoria e leggera sparirà. Quale testimonianza lascerà alle città ‘reali’ in cui questi ragazzi torneranno?

Gionata: “Questa è una città basata sulla responsabilità, sulla corresponsabilità. Le cose vanno avanti se tutti ne condividiamo il progetto. Ci aspettiamo che al ritorno ognuno sia protagonista e responsabile del proprio territorio così come lo siamo stati all’interno di questo parco e di questa avventura.”

Elisabetta: “In questa città sono state invitate le istituzioni e la grande opportunità che questi ragazzi hanno è quella di incontrarle e di dialogare con loro. Il messaggio che vorremmo lanciare alle amministrazioni e alle istituzioni  è che muovendo dalle idee di questi giovani si può davvero costruire un domani positivo” .