Da una periferia all’altra (e ritorno)

La nostra esperienza a Korogocho

 

Il clan/fuoco “The Copse” del gruppo scout Bari 10 ha vissuto questa estate, dal 25 luglio al 10 agosto, un’esperienza unica nel suo genere: 15 giorni intensi vissuti in Kenya, nei pressi della baraccopoli di Korogocho, alla periferia di Nairobi, tra le montagne di rifiuti e la povertà che sembra inghiottire tutto attorno a sé.

Associazione Huipalas

 

Abbiamo vissuto questa emozionante avventura nell’ambito del cantiere “Ubuntu” organizzato da 8 anni dal settore internazionale dell’AGESCI in collaborazione con l’ONG “Huipalas”. e con KSA – Kenya Scout Association.

Il campo propone a singoli R/S ed a comunità di Clan/Fuoco l’esperienza di un cantiere di servizio a sostegno dell’integrazione dei giovani all’interno e intorno allo slum di Korogocho, attraverso l’esperienza dello scautismo.

 

“Stairway to heaven”

Quando nella primavera del 2017 i nostri capi ci hanno fatto incontrare Antonietta “Nafula” Pignataro e l’ONG “Huipalas ONLUS” e abbiamo visto quello che stanno realizzando a Korogocho, abbiamo cominciato a sognare.
A Korogocho, Huipalas porta avanti dal 2011 lo Huipalas Koch Scout Open Troup, un progetto che cerca di creare una comunità di interazione per i giovani dello slum.

Il gruppo utilizza le attività scout per raggiungere i giovani nei quartieri poveri e fornire loro attività alternative positive con l’intento di creare un mondo migliore attraverso lo sviluppo dei talenti, l’apprendimento pratico (Learning by doing), dialoghi costruttivi, orientamento professionale, e altre attività.

Per raggiungere questo obiettivo, la nostra comunità ha dovuto lavorare duramente per un anno intero, alternando autofinanziamenti di tutti i tipi a incontri di preparazione, tra gli altri con padre Alex Zanotelli, in vista della route. Sembrava impossibile, in un solo anno, raggiungere un obiettivo di tale portata, che avrebbe portato via tanto tempo, richiesto grande impegno e dedizione da parte di tutti e importanti sacrifici economici.

Eppure, aiutati dai nostri capi, non abbiamo mollato di un centimetro e, passo dopo passo, abbiamo costruito questa “scala verso il paradiso”, che ci ha avvicinati ogni giorno di più al nostro obiettivo.

 

Il campo

Arrivati all’aeroporto di Nairobi abbiamo trovato ad aspettarci alcuni dei ragazzi scout locali, i mwamba (equivalenti dei nostri novizi e rover) accompagnati dalla sempre sorridente capo campo Maria Antonietta. Il freddo, le tante ore di viaggio, l’emozione di essere lì dove speravamo e le differenze linguistiche non hanno reso facile il primo approccio; sono stati sufficienti i primi giorni di campo per sciogliere ogni impaccio da entrambe le parti.

 

Nairobi

 

La prima destinazione del gruppo è stata Emali, nella piccola fattoria “Kijiji” gestita dagli scout kenioti con l’aiuto di due pastori del posto, James e Tytus. Il viaggio in treno da Nairobi ad Emali ci ha permesso di scorgere le prime, grandi contraddizioni del Kenya: accanto alle grandi distese di terra rossa e vegetazione incolta si staglia la grande stazione ferroviaria della capitale, una cattedrale nel deserto dono del governo cinese, il cui lindore asettico contrasta con la sporcizia al suo esterno.

I numerosi controlli di sicurezza e la costante vigilanza armata ci ha raccontato di un clima di profonda sebbene quasi impercettibile agitazione, una ricerca di tranquillità e normalità dopo i tumultuosi mesi successivi alle elezioni nazionali.

 

Giunti a Kijiji (che significa “piccolo villaggio”), il nostro Clan/Fuoco, guidato da Gaetano Fiore (il capo campo) ha aiutato i ragazzi kenioti nel rendere più ospitale e sostenibile l’esperienza. Le varie mansioni, svolte in gruppi misti detti “patrols” di 4/5 persone, hanno permesso di costruire dei bellissimi rapporti con i ragazzi kenioti, condividendo con loro la fatica del lavoro e dando a ciascuno la possibilità di conoscersi meglio, di confrontare le diverse culture, lo stile di vita differente, ecc.

 

 

I momenti di riflessione serali ci hanno fatto confrontare su tematiche come l’amicizia, l’accoglienza, la comunità, l’andare oltre le apparenze e le superficialità.
Lavori di falegnameria, idraulica ed impiantistica, alternati con i lavori nel bananeto e nella chicken-farm hanno occupato le nostre mattinate per la prima settimana.

Non sono mancati i momenti di svago, in cui abbiamo imparato nuovi canti e danze tipiche del Kenya, abbiamo fatto visita ad alcune famiglie del posto per toccare con mano e vedere con i nostri occhi la vita di un pastore keniota.

Tra i bambini masai

 

La visita al parco nazionale di Amboseli, con giraffe, elefanti, zebre e ippopotami nel loro habitat naturale, ha segnato idealmente la conclusione della prima parte del campo. Durante la visita al villaggio Masai, popolazione di fieri pastori nomadi, siamo potuti entrare nelle loro capanne di legno e fango, nelle quali la luce riesce ad entrare a fatica. Accanto a queste una piccola scuola piena di bambini di ogni età rumorosi e sorridenti ci ha mostrato come, anche nelle difficoltà e con semplicità, l’educazione dei figli non venga trascurata.

 

Korogocho = affollamento

Ci siamo poi spostati nella capitale, Nairobi, per vivere la seconda parte del campo nella sede di Huipalas, nel quartiere Kariobangi, al limitare dello slum di Korogocho.
Korogocho è la quarta più grande baraccopoli di Nairobi dopo Kibera, Mathare e Mukuru. In poco meno di 1,5 chilometri quadrati sono “sardinizzati” tra 150.000 e 200.000 abitanti. Sovraffollamento e scarse risorse, povertà, scarsa igiene, scadente istruzione di base e elevato l’inquinamento dell’ambiente caratterizzano questo come gli altri slum che circondano la ricca e moderna Nairobi.

 

Nel fumo di Korogocho

 

Si stima che il 65% della popolazione sia costituita da giovani, al di sotto di 18 anni, per lo più improduttivi finanziariamente, ai quali manca l’opportunità di accedere ad un’istruzione di qualità, scoprire e valorizzare i propri talenti e di interagire con altre persone. Questo porta i giovani a diventare violenti e a lasciarsi coinvolgere in attività criminali, nella prostituzione, nell’abuso di droghe e altre dipendenze.

 

 

Emotivamente, questa è stata la parte più forte della route: durante la nostra permanenza abbiamo visitato alcune famiglie della baraccopoli (comprese quelle dei nostri amici scout) e ciò ci ha permesso di vedere con i nostri occhi le condizioni in cui sono costretti a vivere quelle persone.

Strade dissestate, cumuli di rifiuti che, dal ciglio delle strade strabordano nei canali di scolo dell’acqua, trasformati in cloache a cielo aperto e che attraversano un dedalo di casupole di lamiera e legno. Eppure lo slum pullula di vita ed è in perenne, caotica attività, con tantissimi piccoli venditori che commerciano di tutto su piccole bancarelle disseminate qui e là lungo la strada.

Camminando per le strade di Kariobangi, da tutti gli angoli i bambini ci correvano incontro, accompagnandoci lungo il tragitto, sorridendoci e stringendoci le mani. Accanto alla disperazione di Mama Jane e dei suoi piccoli, c’è anche la voglia di riscatto di tanti giovani che cercano di emergere da questa palude di miseria, come Alkano che realizza piccole opere d’arte con le bottiglie di vetro che recupera dalla discarica o come Bariso che frequenta un corso come movie-maker o come i giovanissimi pittori, scrittori musicisti che stanno crescendo nella sede di Huipalas, trasformatasi in una sorta di hub-atelier artistico.

La ricerca quotidiana tra i rifiutiAscoltando le testimonianze delle famiglie che abbiamo visitato, siamo rimasti colpiti e turbati dalle mille difficoltà che ogni giorno ragazzi della nostra età devono affrontare per aiutare il sostentamento delle famiglie, spesso numerose con oltre 5/6 figli e di come tantissime persone devono rinunciare alla loro dignità e cercare tra i rifiuti qualcosa da poter vendere al mercato e ricevere così pochi centesimi necessari alla sopravvivenza. E quando non si riesce a trovare proprio nulla, adulti, ragazzi e bambini cercano di sfuggire ai crampi della fame sniffando kerosene o colla, droghe a buon mercato.

 

Nei lunghi viaggi sui “matatu” (piccoli e sgangherati bus privati) nella strade di Nairobi colpisce subito come, tra centro e periferia, tra benessere e povertà, non esista una linea di demarcazione netta anzi, le due dimensioni si sovrappongono e coesistono nella reciproca indifferenza.

I nostri giorni a Kariobangi sono trascorsi in fretta, tra l’animazione dei bambini del quartiere e del gruppo scout, gli incontri con le figure istituzionali impegnate nella cooperazione (l’Ambasciatore Mauro Massoni e la dott. Teresa Savanella dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo) e con i giovani talenti che Huipalas sta aiutando a far crescere in questo posto, nella convinzione che davvero “la bellezza salverà il mondo” e l’arte, la poesia, la musica potranno salvare questi ragazzi come ha già fatto con Longinos Nagila, ragazzo dello slum, divenuto uno dei più affermati visual-artist kenioti sulla scena internazionale.

Questa esperienza segnerà per molti anni l’azione del nostro Clan/Fuoco, impegnandoci non solo nel raccontare quanto i nostri occhi hanno potuto vedere ma nel divenire veri agenti di cambiamento nella vita di tutti i giorni anche nella periferia in cui il nostro Gruppo opera da anni.
I legami che ciascuno di noi ha creato in queste due settimane sono qualcosa che cercheremo di coltivare, pur con le oggettive difficoltà legate alla distanza. I piccoli gesti e i momenti di condivisione vissuti con i ragazzi kenioti diventeranno semi per operare in questo mondo e lasciarlo migliore di come l’abbiamo trovato.

Buona Strada!

 

Francesco Lerario, Gaetano Ladisa
(Clan/Fuoco “The Copse” – Bari 10)

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